L’impronta idrica è diventata un parametro sempre più significativo per le imprese che intendono utilizzare l’acqua con maggiore efficienza e governarne in modo consapevole il ruolo all’interno dei processi produttivi.
Nell’industria, infatti, questa risorsa interviene in molteplici funzioni: alimenta lavorazioni e utenze di processo, sostiene operazioni di lavaggio e risciacquo, entra nei sistemi di raffreddamento, nella produzione di vapore e, in alcuni comparti, direttamente nella composizione del prodotto.
Valutarne l’impiego significa quindi osservare non soltanto quanto si consuma, ma dove, come e con quali conseguenze l’acqua viene utilizzata. La ISO 14046 fornisce in questo senso principi, requisiti e linee guida per la valutazione della water footprint di prodotti, processi e organizzazioni attraverso un approccio basato sul ciclo di vita.
Una prospettiva che trova riscontro nell’approccio di Grundfos Water Treatment, leader globale nelle soluzioni idriche ad alta efficienza energetica, che da anni si impegna ad individuare opportunità concrete per ridurre il ricorso a nuova acqua di approvvigionamento, recuperare flussi ancora valorizzabili e costruire circuiti idrici più resilienti in ambito industriale.
Che cos’è l’impronta idrica?
L’impronta idrica, o water footprint, consente di valutare gli impatti potenziali legati all’utilizzo dell’acqua da parte di un prodotto, un processo o un’organizzazione. Non corrisponde quindi, semplicemente, al numero di metri cubi prelevati o consumati da uno stabilimento.
Infatti, sebbene il dato quantitativo costituisca una componente importante, per comprendere la relazione tra attività industriale e risorsa idrica occorre considerare anche il contesto nel quale l’acqua viene utilizzata, ovvero, da dove e in quale momento l’acqua è prelevata.
A parità di volume utilizzato, il potenziale impatto associato al consumo d’acqua può, dunque, essere maggiore quando il prelievo avviene in territori soggetti a stress idrico o in periodi caratterizzati da scarsa disponibilità della risorsa.
Secondo la classificazione comunemente utilizzata nella metodologia della Water Footprint Network, l’impronta idrica può essere distinta in tre componenti: verde, blu e grigia. Questa classificazione serve a capire non solo quanta acqua viene utilizzata, ma anche da dove proviene e quale impatto genera.
- Impronta idrica verde: riguarda l’acqua piovana immagazzinata nel suolo e utilizzata soprattutto dalle colture e dalla vegetazione. È quindi particolarmente rilevante nel settore agricolo e nelle filiere che utilizzano materie prime agricole.
- Impronta idrica blu: indica il consumo di acque superficiali e sotterranee, quindi acqua prelevata da fiumi, laghi, bacini o falde. In ambito industriale è spesso la componente più direttamente collegata ai processi produttivi, al raffreddamento, ai lavaggi e alla produzione di vapore. L’acqua viene considerata “consumata”, ad esempio, quando evapora, viene incorporata nel prodotto oppure non ritorna nello stesso bacino da cui è stata prelevata.
- Impronta idrica grigia: rappresenta il volume teorico di acqua necessario per diluire gli inquinanti generati da un’attività fino a riportarne la concentrazione entro determinati standard di qualità dell’acqua. Non corrisponde quindi a un volume d’acqua realmente utilizzato, ma è un indicatore della pressione esercitata dall’inquinamento sulla risorsa idrica.
Vantaggi della riduzione dell’impronta idrica per le industrie
Per un’impresa industriale, ridurre l’impronta idrica può tradursi in vantaggi precisi:
- minore dipendenza dall’acqua di approvvigionamento, grazie alla possibilità di sostituirne una parte con acqua opportunamente recuperata e trattata;
- maggiore efficienza nell’utilizzo della risorsa, destinando a ogni processo acqua con caratteristiche coerenti con le effettive necessità;
- riduzione dei volumi inviati allo scarico, quando parte dei flussi può essere reinserita all’interno del ciclo produttivo;
- maggiore resilienza operativa in contesti nei quali disponibilità, qualità o continuità dell’approvvigionamento idrico rappresentano variabili sensibili;
- possibile contenimento dei costi legati a prelievo e gestione degli scarichi, in funzione delle caratteristiche dell’impianto, delle tariffe e del quadro locale.
Come ridurre l’impronta idrica attraverso il recupero e il riutilizzo dell’acqua
Uno dei passaggi più efficaci per ridurre l’impronta idrica in ambito industriale consiste nel superare la tradizionale sequenza lineare prelievo-utilizzo-scarico.
L’acqua che ha già svolto una determinata funzione non deve infatti essere considerata automaticamente un flusso destinato allo scarico: quando composizione e condizioni operative lo consentono, può essere raccolta, trattata e riportata a una qualità compatibile con un nuovo impiego.
È questo il principio del water reuse industriale, ovvero il trattamento delle acque provenienti dall’intero stabilimento o da uno specifico processo fino al raggiungimento di una qualità che ne consenta il reinserimento nel ciclo idrico della struttura.
Il percorso comprende generalmente:
- individuazione dei processi a maggiore utilizzo d’acqua;
- raccolta e caratterizzazione dei flussi potenzialmente recuperabili;
- definizione della qualità necessaria per il successivo utilizzo;
- selezione del trattamento più adeguato alla matrice di partenza;
- recupero, accumulo e ricircolo verso le utenze compatibili;
- monitoraggio dei parametri utili a mantenere stabile la qualità nel tempo.
La progettazione segue quindi una logica fit for purpose: il livello di trattamento viene definito sulla base dell’impiego previsto. Un’acqua destinata a una specifica utenza tecnica può richiedere caratteristiche differenti rispetto a quella utilizzata in una fase direttamente connessa al prodotto.
Di conseguenza, non esiste una tecnologia unica per il recupero dell’acqua industriale. Le configurazioni possono combinare trattamenti biologici e chimico-fisici, filtrazione, ultrafiltrazione, osmosi inversa, scambio ionico e disinfezione, selezionati in relazione ai contaminanti presenti e agli obiettivi qualitativi.
Grundfos Water Treatment sviluppa soluzioni orientate a una gestione più efficiente e responsabile delle risorse idriche, integrando tecnologie per il trattamento, il recupero e il riutilizzo dell’acqua nei processi industriali. L’obiettivo è supportare le aziende nella riduzione dei consumi di acqua primaria e degli sprechi, favorendo, dove le caratteristiche del processo lo consentono, il ricircolo dell’acqua trattata e un approccio più sostenibile alla gestione dell’intero ciclo idrico con benefici sia per l’ambiente, sia per l’azienda.
Contatta Grundfos Water Treatment per sviluppare una soluzione di recupero e riutilizzo dell’acqua calibrata sulle caratteristiche del tuo stabilimento e sugli obiettivi di efficienza idrica. Un percorso costruito sulla competenza specialistica di Grundfos W.T., sulla qualità del trattamento e su un livello di progettazione personalizzato per le esigenze industriali più evolute.